Centri d’eccellenza nell’Italia del 21° secolo

A dimostrazione che l’Italia della Sanità è piena di posti e situazioni pregevoli quanto, a volte, inaspettati. Tanto da renderne difficile una graduatoria. O da esigerne svariate, con diversi criteri di valutazione

Ai tanti giornalisti esperti del ramo, agli svariati Enti pubblici e privati che prendono a cuore i nostri problemi, agli organi ispettivi e giudiziari deputati alle indagini ed a tutti coloro che quotidianamente si occupano per lavoro di Sanità Pubblica, a tutti costoro lasciamo volentieri il compito di indagare sui difetti e disfunzioni del nostro Sistema Sanitario nazionale.
Noi, in questa serie di articoli, ci occuperemo soprattutto dei cosiddetti Centri  d’Eccellenza che fortunatamente esistono e lavorano in modo costruttivo, talvolta anche al di fuori della luce abbagliante delle cronache televisive.  E se un giorno la nostra rivista si adopererà per il lancio di qualche pubblicazione sull’argomento, ci auguriamo che tale lavoro sia dedicato a coloro che di notte nella solitudine di qualche Pronto Soccorso o di giorno nella angosciante routine della quotidianità si adoperano anche al di là del proprio dovere per assistere o risolvere un caso umano.
Ciò premesso, passiamo subito al concetto di “Centri d’Eccellenza”, nel nostro caso “Ospedali o luoghi di cura d’eccellenza”. Anche in questo caso, come nel caso delle vitamine, si è arrivati a parlare di Centri d ‘ eccellenza partendo dalla constatazione di carenze e mancanze ed applicandosi a ricercare le situazioni prive delle suddette mancanze e carenze, magari indagando anche sulle cause del buon funzionamento di alcune strutture ospedaliere rispetto ad altre, o rinunciando talvolta in toto al lavoro di indagine giornalistica nei casi in cui ci si è trovati di fronte ad una situazione generalizzata di apprezzamento e plauso.
L’approccio tipico a questa tematica ha subito previsto onerosi lavori preliminari, spesso consistenti nell’enucleare i criteri in base ai quali sarebbe stato possibile assegnare una graduatoria seria ed attendibile in un contesto locale, o regionale, o nazionale, e perfino continentale.
Negli Stati Uniti  ad esempio  è stato messo a punto il famoso “Indice Medicare”, che è un vero e proprio indicatore della validità e complessità globale del lavoro di una struttura o di un reparto ospedaliero, basato su circostanze di fatto come il numero dei ricoveri e degli interventi eseguiti ed altre elaborazioni dati facilmente verificabili, come le dimissioni ospedaliere.  Ci sono infatti contesti in cui esiste la BANCA Dati SDO (scheda di dimissioni ospedaliere), generalmente nelle regioni, a cui affluiscono le schede di cui sopra dalle singole strutture ospedaliere.
La ricerca di tali criteri è stata quindi assegnata, il più delle volte, a commissioni di addetti ai lavori, che spesso sono stati trovati nello stesso ambiente che si andava a gratificare di una graduatoria, con il rischio di arrivare a criteri incompleti o auto referenzianti.
Ad ogni modo, in tale spinta cognitiva sono state create negli ambienti più disparati varie commissioni di esperti, che comunque hanno condotto lodevoli lavori di ricerca ed individuazione di criteri certi ed obiettivi, ed alla fine si è potuti giungere ad una congerie di scale di valutazione spesso analoghe ed addirittura coincidenti tra di loro .
Oggi, finalmente e fortunatamente, tali scale di valutazione permettono ogni anno di conferire, in autorevoli ambienti pubblici o privati, sanitari o giornalistici, le graduatorie e talvolta i premi ai Centri d’Eccellenza ospedalieri, sia in Italia che in Europa.
Pur con inevitabili lacune e recriminazioni, queste graduatorie costituiscono una preziosa linea di aiuto ed assistenza per i malati, i pazienti ed i loro parenti alla ricerca di quello che una volta veniva chiamato “consulto”, il lume di specialisti e colleghi che intervenivano in ausilio del medico di famiglia  nei casi altamente complicati e difficili .
Ad esempio, varie ASL  tengono una  propria  graduatoria dei centri d’eccellenza che operano nel proprio ambito di competenza, assegnando premi, encomi etc.
Il premio, assegnato dalla Fondazione Veronesi costituisce un faro nelle notte, che ogni anno vede l’attribuzione di una stella agli ospedali con reparti d’eccellenza.
Anche il sito web della FADOI (Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti) offre un proprio spazio ai centri di eccellenza, permettendo anzi una agevole ricerca di essi con un motore di ricerca apposito, che a sua volta ha un collegamento con i vari siti internet delle singole strutture a cui viene tributata la qualifica eccellenziale .
E vediamo anche che per l’ente indipendente CERM l’Umbria è una  regione che merita essa stessa la graduatoria per i centri d’eccellenza per qualità, efficienza e spesa pro-capite”. Il CERM (Competitività, Regolazione, Mercati) è una struttura indipendente, il cui fine istituzionale è l’innalzamento della qualità e della trasparenza delle varie strutture, e si trova a Roma in Via Poli, via generalmente associata ad istituzioni comunitarie e diplomatiche di livello europeo.
 D’altra parte il contesto dei Centri d’eccellenza non è avulso dal discorso dei finanziamenti, tanto che sul sito di “ricercaitaliana.it” è possibile apprendere che i “Centri di eccellenza universitari nella ricerca sono stati finanziati per la prima volta tramite il Decreto Ministeriale del 13 gennaio 2000 n.11 “. L’obiettivo di tale decreto sarebbe stato quello di incentivare e sostenere la costituzione di centri di eccellenza in una data area, mettendo insieme docenti e ricercatori collegati da parametri significativi come : a)-interdisciplinarietà delle specializzazioni di riferimento ; b)-integrazione delle attività di ricerca con attività di alta formazione, c)-situazioni di scienza-industria partners tra di loro e con capacità di  attrazione di finanziamenti internazionali ; d)-sviluppo di reti di cooperazione in ambito nazionale ed internazionale, tanto da attirare in Italia i ricercatori italiani già emigrati all’estero od offrire ai ricercatori situazioni di mobilità tra i vari enti esistenti in Italia.
L’obiettivo di tale decreto è anche quello di assicurare un livello ragionevole di auto-sostenibilità allo scadere dei tre anni di finanziamenti assicurati dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ) e dalle Università.  Ricorrendo anche alla valutazione di esperti internazionali, sono stati finanziati a tutt’oggi ben 55 centri d’eccellenza.  Di questi, quattro sono attivi presso l ‘Università degli Studi di Torino che, come ricorderemo, può vantare Premi Nobel come quelli di Salvador Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini.
Per concludere ci si permetta di sottolineare la particolarità del Progetto Alias, Ospedale virtuale per le zone alpine, o comunque montagnose e sperdute.  Tale progetto, finanziato anche con fondi europei, consiste in una rete di ospedali e centri diagnostici individuati tra le sette regioni alpine, con il compito di garantire servizi di telemedicina e garantire consulti medici a distanza .In casi di emergenza, anche i posti più inaccessibili e sperduti delle regioni partecipanti potranno avere servizi e procedure a livello di strutture ospedaliere avanzate, e godere ad esempio del consulto di un cardiologo anche negli ospedali in cui mancasse tale servizio.
Alias risulterà un progetto storico e memorabile in quanto destinato ad essere ampliato e replicato, nell’ambito della vera medicina del futuro.  Ebbene, esso al momento risulta un caso unico e, pur meritando l‘attribuzione di centro virtuale in cui vengono prestate cure d’eccellenza, ne risulta impossibile una vera graduatoria in mancanza di altri centri analoghi.

di Paolo Nicoletti

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